Profumo di frode fiscale per Unicredit | Notizie

Profumo di frode fiscale per Unicredit

iljournal.it Di simone ricci

Come recitava una delle canzoni più popolari della Resistenza, a Piazza Cordusio sta fischiando il vento e infuriando la bufera: Unicredit è alle prese con una frode fiscale realizzata dal suo ex amministratore delegato, il discusso e pluri-pagato Alessandro Profumo, una operazione realizzata tra il 2007 e il 2008 e che finalmente tutti possiamo conoscere nel dettaglio. Che cosa ha combinato di tanto grave l’attuale consigliere di amministrazione di Eni? Il danno che Profumo avrebbe creato ai danni dello Stato sarebbe pari a più di settecento milioni di euro. Tra l’altro, è già cominciato il sequesto di ben 245 milioni di euro alla banca, una delle più importanti non solo in Italia, ma anche in Europa.

Un altro istituto che dovrà rendere conto delle proprie responsabilità è il gruppo britannico Barclays, il quale ha di fatto proposto l’operazione a Unicredit; Profumo rappresenta l’indagato più famoso, ma ve ne sono anche altri. Le accuse sono chiare, il colosso bancario si è reso protagonista di una ignobile sottrazione al fisco del nostro paese, ben 745 milioni di euro di dichiarazioni dei redditi che sono letteralmente sparite. Quasi stesse recitando la parte di un copione scritto in maniera maldestra, la stessa Unicredit ha mostrato tutta la propria incredulità di fronte a una vicenda così grave, limitandosi a ricordare che l’operato è sempre stato corretto e che dipendenti e clienti sono stati rispettati in tutte le occasioni. In realtà, Barclays e Unicredit pensavano di poterla fare franca nel paese in cui fin troppi evasori hanno vita facile. Per capire quanto si siano comportati male questi istituti, basteranno poche cifre: in effetti, le tasse da pagare avrebbero dovuto riguardare l’intero importo degli interessi di un deposito interbancario, mentre la percentuale effettiva di versamento non ha superato il 5%, una differenza troppo evidente. Possibile che un uomo potente come Profumo abbia dovuto perdere tempo nel cercare degli artifici per dichiarare al fisco somme minori rispetto a quanto previsto? Più che stupirsi, Unicredit dovrebbe ancora spiegare i quaranta milioni di euro di buonuscita che sono stati concessi al suo ex ad, uno schiaffo in faccia alla povertà e forse anche un “premio” per questa evasione sicuramente vantaggiosa per i conti interni? Indagini e processi andranno ad approfondire la vicenda, per il momento l’immagine di Unicredit, alle prese con il possibile declassamento di rating delle varie agenzie, non ne esce in maniera positiva.